Crescono le opportunità per “architetti della transizione”: l’analisi di Hunters Group tra domanda ibrida e offerta specializzata..
Il settore dell’ingegneria di processo in Italia sta vivendo una profonda metamorfosi. Secondo le ultime analisi di Hunters Group, società di ricerca e selezione di personale qualificato, la figura del classico “gestore di impianti” sta scomparendo, per lasciare il posto a quelli che potremmo definire architetti della transizione.
Una domanda ibrida e asimmetrica. “Oggi – precisa Giorgio Weger, Executive Manager Technical Division di Hunters Group – il mercato del lavoro privilegia i profili ibridi. Le aziende cercano professionisti capaci di coniugare la termodinamica classica con la capacità di interpretare ed elaborare grandi quantità di dati e padroneggiare gli strumenti tecnologici. Questa evoluzione ha innescato una vera e propria guerra dei talenti, specialmente per le competenze legate a decarbonizzazione e idrogeno, spingendo da un lato le retribuzioni, anche in ingresso, verso l’alto e, dall’altro, le aziende ad investire in upskilling interno per colmare il divario tecnologico. Il recruiting si sta spostando verso modelli di lavoro flessibile per la fase di progettazione, scontando però una cronica difficoltà nel reperire figure disposte al commissioning sul campo. La sostenibilità è diventata il principale driver di attrazione; i migliori talenti scelgono realtà con processi circolari certificati e questo rende il green branding aziendale uno strumento di selezione più potente della sola offerta economica”.
Le opportunità si concentrano in tre comparti chiave:
Pharma & life sciences: l’Italia si conferma il primo produttore UE. Si ricercano specialisti in bio-processi, digital twin e validazione dell’AI in ambiente GMP. Le retribuzioni sono molto interessanti: un Validation Engineer Senior, ad esempio, può percepire anche più di 110.000 € all’anno.
Oil&Gas: il settore è in piena riconversione “multi-molecola” (gas, idrogeno, biometano) e anche in questo ambito gli stipendi sono estremamente competitivi: un Project Engineer Senior può guadagnare fino a 140.000 euro lordi all’anno.
Industria chimica: domina il paradigma dell’ingegneria circolare. La domanda è trainata dal riciclo chimico e dall’elettrificazione del calore. Figure come l’HSE & Sustainability Manager vedono richieste in crescita del 12% per il 2026.
La geografia delle opportunità per i neo-laureati. La domanda di competenze infrastrutture, in ambito pharma, non è uniforme, ma si concentra in tre macro-aree ad alta specializzazione:
- Lazio (Pomezia, Latina, Anagni): si conferma l’hub principale per il contract development and manufacturing (CDMO). Qui si concentra la domanda di ingegneri di processo per la produzione su larga scala di farmaci finiti e vaccini. È l’area con la maggiore densità di stabilimenti di multinazionali estere.
- Lombardia (Milano, Monza Brianza): è il centro direzionale e di ricerca & sviluppo (R&D). La domanda qui è focalizzata su profili di regulatory affairs, quality assurance e ingegneria digitale per la gestione di studi clinici e terapie avanzate (ATMP).
- Toscana (Siena, Lucca): nota come la Vaccine Valley, vive un’espansione senza precedenti legata alla prevenzione e alle biotecnologie, con una forte richiesta di specialisti in bioprocessi e fermentazione.
- Territori emergenti (Veneto e Puglia): crescita significativa nel comparto del packaging farmaceutico (Veneto) e nella produzione di principi attivi (API) nel barese, spinta dalle politiche di reshoring per ridurre la dipendenza dai mercati asiatici.
Nel comparto Oil&Gas, invece, la domanda si concentra in poli dove l’infrastruttura tradizionale incontra i nuovi progetti di transizione:
- Ravenna (Hub Adriatico): è l’epicentro europeo per la CCS (carbon capture and storage). Il progetto Callisto ha reso Ravenna il polo con la maggiore richiesta di ingegneri di processo esperti in separazione e stoccaggio di gas.
- Sicilia (Gela e Priolo): trasformazione delle raffinerie pesanti in bio-raffinerie e hub logistici per l’idrogeno proveniente dal Nord Africa.
- Lombardia (Milano/San Donato): resta il centro nevralgico per il project management e per la progettazione EPC (Engineering, Procurement, Construction) a livello globale.
- Puglia (Taranto/Brindisi): focus sull’integrazione tra industria pesante (acciaio) e nuove fonti di energia pulita per la decarbonizzazione dei siti ILVA ed Eni.
Il mercato chimico italiano, infine, ha superato la fase di shock energetico degli anni precedenti grazie a massicci investimenti in efficienza. La domanda oggi è trainata dalla “chimica fine” e dai nuovi processi di riciclo chimico delle plastiche in queste aree:
- Il quadrilatero della chimica (Ferrara, Mantova, Ravenna, Porto Marghera): resta il cuore della chimica di base e petrolchimica. Qui la domanda è focalizzata sulla riconversione dei siti in ottica di simbiosi industriale (recupero calore e scarti).
- Lombardia (Bergamo, Brescia, Monza): è l’area leader per la chimica fine e specialistica (additivi, principi attivi, cosmetica). È la zona con la più alta densità di PMI innovative che cercano esperti di formulazione.
- Piemonte (Alessandria/Novara): polo storico per i polimeri avanzati e la chimica sostenibile, con una forte spinta verso i nuovi materiali per l’automotive e l’aerospazio.
- Toscana (Rosignano/Livorno): hub strategico per la chimica inorganica e lo sviluppo di processi basati sull’elettrolisi e l’idrogeno.


