Tracciabilità nella moda: le tre barriere che frenano la sostenibilità della filiera secondo Lectra

Tra complessità operativa, sfide tecnologiche e cambiamenti culturali, 
l’industria della moda è chiamata ad accelerare 
verso modelli più trasparenti e data-driven

La tracciabilità e la sostenibilità della filiera si stanno affermando come pilastri della trasformazione dell’industria della moda. Spinta da nuove normative, dalla crescente attenzione dei consumatori e dalla necessità di rafforzare resilienza e sostenibilità, la capacità di monitorare prodotti e processi lungo l’intera supply chain rappresenta oggi un fattore competitivo chiave. Lo conferma anche il report The State of Fashion 2025 di McKinsey, secondo cui ben l’87% dei leader aziendali in ambito fashion si aspetta che le regolamentazioni in materia di sostenibilità avranno un importante impatto sul business nell’anno a venire.

Tuttavia, l’adozione di sistemi di tracciabilità end-to-end procede ancora a velocità variabile. Lectra, fornitore leader di soluzioni tecnologiche di intelligenza industriale per il settore fashion, ha analizzato le principali criticità che ne rallentano la diffusione, individuando tre barriere strutturali che impattano direttamente la capacità delle aziende di abbracciare modelli operativi e sostenibili.

“Superare le barriere alla tracciabilità significa adottare un approccio integrato, in cui tecnologia, dati e collaborazione lungo la filiera convergano in un modello operativo coerente. Le soluzioni digitali più avanzate consentono oggi di migliorare la qualità e la visibilità dei dati, facilitare lo scambio di informazioni tra partner e supportare decisioni più rapide e informate”, dichiara Antonella Capelli, President EMEA di Lectra“La tracciabilità si configura così non solo come risposta alle richieste normative e di mercato, ma come una leva concreta per ottimizzare le performance operative e rafforzare la competitività delle aziende”.

Le 3 principali barriere alla tracciabilità, secondo Lectra

1. Frammentazione della filiera e scarsa scalabilità dei processi

La supply chain della moda è una delle più articolate a livello industriale, caratterizzata da una rete globale di fornitori, produttori e subcontraenti distribuiti su più livelli.

In questo contesto, ottenere una visibilità completa, affidabile e in tempo reale risulta particolarmente difficile, soprattutto oltre il primo livello. Le aziende si trovano spesso a gestire dati parziali o non omogenei, che non consentono una reale tracciabilità dei materiali e delle lavorazioni. Questa mancanza di trasparenza non solo limita la capacità di garantire compliance e controllo, ma riduce anche la scalabilità dei processi e la reattività di fronte a interruzioni o criticità operative, sempre più frequenti in uno scenario globale soggetto a instabilità.

2. Mancanza di standard condivisi e interoperabilità

Un secondo ostacolo riguarda la gestione dei dati e, in particolare, l’assenza di standard condivisi e sistemi interoperabili. Per essere efficace, la tracciabilità richiede infatti la raccolta e lo scambio continuo di informazioni tra attori diversi della filiera; tuttavia molte aziende operano ancora con piattaforme eterogenee e formati proprietari che non comunicano tra loro in modo fluido.

Inoltre, spesso i sistemi di certificazione si basano ancora su processi manuali e completamente dipendenti dalla collaborazione da parte dei fornitori, il che rende i sistemi vulnerabili agli errori o, nei casi più gravi, alle frodi.

Ne derivano inefficienze, duplicazioni e difficoltà nell’integrare i dati lungo tutta la catena del valore. In questo contesto, la costruzione di un ecosistema digitale interoperabile diventa fondamentale per abilitare una tracciabilità realmente efficace e per trasformare i dati in uno strumento strategico.

3. Investimenti e cambiamento culturale

Infine, emerge il tema degli investimenti e del cambiamento organizzativo. Implementare soluzioni di tracciabilità richiede non solo infrastrutture tecnologiche adeguate, ma anche competenze, revisione dei processi e una data governance avanzata.

Per molte aziende, il ritorno sull’investimento rappresenta ancora un elemento critico, poiché i benefici della tracciabilità, sebbene significativi, si manifestano spesso nel medio-lungo termine e non sono sempre immediatamente quantificabili. Questo rallenta i processi decisionali e sottolinea la necessità di una visione strategica capace di guidare la trasformazione.

Un approccio data-driven per superare le barriere e abilitare la sostenibilità

Il mercato sta evolvendo rapidamente: la crescente domanda di personalizzazione da parte del cliente finale, unita alla necessità di ridurre tempi di consegna e sprechi, sta spingendo le aziende verso modelli produttivi più flessibili e data-driven.

La sostenibilità non può essere costruita a posteriori. Deve essere integrata fin dall’inizio, al livello delle fibre e dei materiali, anche attraverso la selezione dei fornitori, i processi di taglio e produzione e le prime decisioni di marketing. Una strategia mirata basata su prodotto, prezzo, posizionamento e promozione consente di sviluppare il prodotto giusto, al momento giusto e al prezzo giusto, riducendo automaticamente le scorte invendute e, di conseguenza, l’impatto ambientale.

È proprio in queste fasi decisionali che si concentrano le leve più efficaci per gestire l’impatto ambientale, sociale e di conformità. Mappando le decisioni critiche, dati e tecnologia possono rafforzare la visibilità, proteggere i processi operativi e ricostruire la fiducia lungo l’intera catena del valore.

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