Hotel invisibili e viaggi dettati dall’AI: così la tecnologia sta riscrivendo le regole delle nostre vacanze

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Mentre i motori di ricerca tradizionali cedono il passo agli assistenti conversazionali e il traffico delle destinazioni crolla fino al 40%, la startup innovativa RankWit lancia la contromisura per sottrarre hotel e territori al monopolio invisibile degli algoritmi

Immaginate la scena: vi trovate su uno splendido belvedere sopra Lisbona, ma invece di guardare il fiume e la luce del tramonto, tenete gli occhi incollati allo smartphone scorrendo recensioni per capire se valeva la pena salire fin lassù. Fino a ieri, il turismo digitale era questo: un filtro costante tra noi e l’esperienza. Oggi, quel filtro si sta rompendo. Non siamo di fronte a una crisi passeggera, ma alla fine di un’era digitale durata vent’anni. Il modo in cui pianifichiamo le vacanze, scegliamo un ristorante o prenotiamo un hotel sta cambiando per sempre, provocando un terremoto finanziario senza precedenti tra i colossi del web.

A fare da detonatore è il “caso Tripadvisor”, sollevato a livello globale dall’analisi The Tripadvisor Warning firmata da Melvin Boecher, Global Tourism Advisor e Co-founder di TravelNet. Lo storico portale del gufo ha visto i suoi visitatori mensili precipitare da 160 a 120 milioni nel giro di ventiquattro mesi, bruciando quasi la metà del proprio valore in borsa. La spiegazione del CEO Matt Goldberg ai mercati è una doccia fredda per l’intero settore: il declino è dovuto all’ascesa delle AI Overviews, le risposte istantanee generate dall’intelligenza artificiale di Google che trattengono gli utenti sul motore di ricerca senza farli mai cliccare sui siti esterni. Poco più in là, il crollo da 457 milioni di dollari subito dalla piattaforma Kayak conferma che il fenomeno è ormai sistemico.

I dati macroeconomici delineano una vera rivoluzione nei consumi. Secondo l’ultimo studio di Phocuswright, quasi il 40% dei viaggiatori occidentali pianifica i propri itinerari conversando direttamente con assistenti virtuali. Di contro, l’effetto imbuto per chi produce contenuti o promuove il territorio è devastante: i blog di viaggio perdono fino al 90% delle visite, mentre le agenzie di promozione territoriale (DMO) registrano cali verticali di traffico tra il 20% e il 40%. È proprio per tracciare e analizzare scientificamente queste dinamiche che RankWit ha recentemente stretto un accordo con un prestigioso ateneo milanese, entrando a far parte del suo Osservatorio Travel Innovation per l’anno in corso.

Lo scontro tra titani e il rischio del “caro affitti” digitale

In questa terra di nessuno, i grandi intermediari delle prenotazioni (le grandi OTA) si sono mossi d’anticipo, occupando militarmente lo spazio visivo delle chat intelligenti. I dati estratti tramite la suite Meltwater rivelano che Booking.com ed Expedia controllano già da sole oltre il 54% della visibilità totale all’interno delle risposte dell’AI sugli hotel europei.

“I grandi intermediari hanno capito il cambio di vento prima degli altri e hanno comprato lo spazio sugli scaffali delle AI” – spiega Davide Filiaggi, co-founder di RankWit “Se un viaggiatore chiede a ChatGPT un hotel boutique a Porto, l’algoritmo attinge direttamente dai loro database. Per gli hotel indipendenti e i tour operator il rischio è trovarsi intrappolati in un sistema di affitto perenne della visibilità, pagando commissioni fino al 35% a piattaforme che usano quegli stessi soldi per fare pubblicità su Google oscurando i canali diretti delle strutture”.

La risposta italiana si chiama GEO: il manifesto di RankWit

È esattamente in questa fessura che si inserisce RankWit, https://www.rankwit.ai/, startup innovativa italiana che ha sviluppato una tecnologia pionieristica basata sulla GEO (Generative Engine Optimization), ovvero l’ottimizzazione per i motori generativi. Fondata da Dario Valastro, Davide Filiaggi e dal CTO Vincenzo Marragony, con il supporto di Mirko Lalli in qualità di socio, advisor e Presidente del CdA, la startup punta a invertire i rapporti di forza: preparare hotel e territori affinché vengano compresi, selezionati e raccomandati nativamente da assistenti virtuali come ChatGPT, Perplexity, Gemini o Claude.

“L’errore più grande per un imprenditore oggi è farsi paralizzare dall’ansia per le nuove regole dell’AI Act o dai budget ridotti,” – commenta Dario Valastro, co-founder di RankWit. “L’intelligenza artificiale sta modificando i meccanismi fondamentali della società. Come Società Benefit abbiamo inserito nel nostro statuto la tutela della trasparenza informativa, perché la vera domanda non è se usare l’AI, ma come condizionarne le risposte. Rankwit nasce per rimettere i dati in mano ai proprietari delle strutture, evitando che vengano tagliati fuori dalle mappe concettuali delle macchine”

Come farsi raccomandare da ChatGPT: i tre pilastri della sopravvivenza

Se un utente chiede a una chat: “Trova un boutique hotel silenzioso a Porto per il prossimo fine settimana”, in base a cosa l’algoritmo sceglie una struttura rispetto a un’altra? La strategia GEO di RankWit si articola su tre livelli:

  1. Il significato, non le parole chiave: l’AI non cerca più i vecchi tag nascosti, ma analizza il contesto. RankWit mappa digitalmente i contenuti del sito del cliente per colmare i vuoti informativi rispetto ai concorrenti, “spiegando” alla macchina perché quella struttura è la risposta esatta ai desideri dell’utente.
  2. Il fattore Google e l’ossatura tecnica: per l’AI di Google, l’ottimizzazione parte da ciò che controlla direttamente. Come confermato dal recente manuale ufficiale di Mountain View, “How Hotels can make the most of Google: A guide for optimizing your Google Business Profile”, dettagli come la precisione millimetrica dei servizi (es. struttura pet-friendly, Wi-Fi gratuito), foto aggiornate e dati strutturati sono i nuovi requisiti minimi per alimentare la ricerca conversazionale. Rankwit adegua l’infrastruttura degli hotel a questi standard per renderli leggibili dagli algoritmi.
  3. Il passaparola diffuso: gli assistenti virtuali si nutrono di ecosistemi esterni. ChatGPT attinge molto dalle discussioni su Reddit, Google predilige YouTube, Grok usa X (Twitter), mentre Meta sta indicizzando Instagram e Facebook. RankWit lavora sulla reputazione diffusa: forum, video e recensioni diventano la linfa che spinge l’AI a consigliare un brand.

Un approccio scientifico contro le illusioni dei “guru”

L’azione di RankWit rifiuta le promesse miracolose dei consulenti improvvisati e si muove su binari di rigore accademico. La startup ha infatti avviato un progetto di ricerca congiunto con ricercatori delle Università di Catania e di Bologna per analizzare la presenza di bias (distorsioni ideologiche o posizionamenti commerciali occulti) nelle risposte dei Large Language Models (LLM), studiando anche come OpenAI e Google integreranno i futuri contenuti sponsorizzati nelle chat.

Sul fronte dei risultati, l’azienda sposa un pragmatismo specchiato, rifiutando la retorica dei casi di studio costruiti a tavolino: Puntiamo concretamente ai risultati, ma in linea con il nostro approccio scientifico attendiamo un volume di dati sufficiente per fornire metriche che siano statisticamente significative” – conclude Valastro – “Oggi siamo già in grado di monitorare e mappare con precisione chirurgica dove, come e quanto un brand appare nei motori artificiali. Nei prossimi mesi, il consolidamento dei dati ci permetterà di certificare l’esatto impatto economico della GEO con il rigore che ci contraddistingue. Una cosa però è certa: la transizione è in atto e chi non inizia a posizionarsi oggi sui motori di terza generazione, domani sarà semplicemente invisibile

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