Tra diversificazione industriale, automazione e nuove aspettative
dei consumatori, Lectra analizza le principali tendenze che stanno ridefinendo il settore dell’arredamento
Il settore globale dell’arredamento si trova in una fase di profonda trasformazione. Di fronte a costi di produzione elevati e persistenti, alla carenza di manodopera qualificata e alla crescente pressione sui tempi di consegna e sulla personalizzazione dei prodotti, le aziende manifatturiere devono ripensare i propri modelli per rimanere competitive. Lectra, azienda leader nelle soluzioni per l’Industria 4.0 nei settori fashion, automotive e arredamento, presenta le sei tendenze strategiche che plasmeranno il settore dell’arredamento nel 2026 e oltre. Questi sviluppi rappresentano sia sfide che opportunità per quegli operatori che sapranno accelerare i propri processi di modernizzazione.
I 6 trend dell’arredamento da tenere d’occhio nel 2026
1. È in corso una ripresa… sebbene non uniforme tra le diverse aree geografiche
Dopo tre anni di incertezza, il settore degli imbottiti ha registrato una crescita del 3,1% nel 2024 e si prevede che aumenterà di circa l’1% nel 2025 e dell’1,6% nel 2026. Questa ripresa rimane fortemente disomogenea: il Nord America si sta muovendo lentamente, frenato da un mercato immobiliare stagnante e da tassi di interesse che rimangono elevati, seppure in leggera diminuzione; l’Europa è maggiormente dipendente dalle esportazioni (Germania, Regno Unito, Polonia), mentre le vendite interne rimangono deboli nonostante una graduale ripresa in diversi Paesi, in particolare nel Regno Unito, in Italia e in Polonia. La Spagna rappresenta un’eccezione, con una produzione locale stabile e un volume di esportazioni equilibrato. Di conseguenza, i produttori devono pianificare in modo flessibile, adattando i volumi di produzione e le scorte in stretta sintonia con i segnali del mercato. La tecnologia (con soluzioni per la sicurezza e l’automazione dei flussi di produzione on-demand) sta diventando una leva essenziale per affrontare questa sfida.
2. Margini sotto pressione: personalizzazione e velocità stanno diventando il nuovo vantaggio competitivo
I clienti chiedono una maggiore varietà di modelli, più tessuti e colori tra cui scegliere e consegne più rapide… a prezzi ragionevoli. Per i produttori, gli ordini stanno diventando sempre più frammentati (con lotti di produzione più brevi e diversificati), moltiplicando i cambi di configurazione e il rischio di maggiori sprechi e ritardi se la pianificazione non è precisa. I produttori che riescono a semplificare i flussi di lavoro, ridurre gli sprechi (ad esempio ottimizzando il taglio/piazzamento e automatizzando le attività ripetitive) e dotare i propri team degli strumenti necessari per accelerare il passaggio da una modalità di produzione all’altra, stanno trasformando la personalizzazione in un vero e proprio vantaggio competitivo e altamente redditizio.
3. Costi elevati e carenza di competenze: la spinta verso una produzione più “smart”
Le tensioni relative alle materie prime (tessuti, schiuma), all’energia e ai trasporti rimangono imprevedibili. Tuttavia, anche la disponibilità di operatori esperti sta diventando un problema, soprattutto in Europa e Nord America. In questo contesto, ogni metro di tessuto e ogni ora di lavoro contano: gli impianti che ottimizzano il taglio, monitorano il consumo di materiali e automatizzano le attività ripetitive tutelano i margini di profitto e riducono la dipendenza dalla manodopera specializzata, migliorando al contempo la sostenibilità della produzione.
I riscontri provenienti dal settore convergono su un punto: produrre meglio con meno risorse richiede sistemi e processi digitali interconnessi, in grado di centralizzare i dati, collegare la ricezione degli ordini alla sala taglio, trasformare le competenze della sala taglio in regole di produzione standardizzate e gestire le prestazioni in modo continuativo.
4. Concorrenza globale e nuove barriere commerciali: verso il riequilibrio dei flussi commerciali
La politica commerciale sta rimescolando le carte. Negli Stati Uniti, i dazi sull’arredamento imbottito sono entrati in vigore il 14 ottobre 2025 (25%) e passeranno al 30% il 1° gennaio 2027, con aliquote inferiori per il Regno Unito (10%) e l’UE (15%), mentre le importazioni dalla Cina possono essere soggette a dazi superiori al 50%. Questa nuova situazione sta spingendo alcuni produttori a delocalizzare parte della propria capacità produttiva, alimentando la concorrenza tra i fornitori regionali (il Vietnam è ora il principale fornitore di Stati Uniti, Messico ed Europa orientale). Nei primi 10 mesi del 2025 (da gennaio a ottobre), le importazioni statunitensi di arredamento imbottito dalla Cina sono diminuite di circa il 40% rispetto al 2024, mentre le importazioni dal Vietnam dovrebbero registrare un aumento di circa il 10%. Il Messico e il Canada mostrano un calo stimato rispettivamente di circa il 13% e l’11%, mentre l’Unione Europea dovrebbe registrare un aumento del 3%. In questo contesto, i produttori vicini ai mercati di riferimento ottengono un vantaggio in termini di velocità di consegna, qualità e conformità/tracciabilità ai fini della sostenibilità: la sfida non è più solo quella di essere i più economici, ma anche i più affidabili e reattivi.
Soluzioni come quelle offerte da Valia Furniture di Lectra sono ideali per aiutare le aziende in questo senso. I dati in tempo reale e i flussi di lavoro automatizzati, dall’ordine alla sala di taglio, consentono ai produttori di valutare automaticamente gli scenari di taglio migliori, adattare gli assortimenti di prodotti o persino delocalizzare le proprie attività. Altrettanto importante, questi sistemi offrono ai produttori una visione chiara delle proprie operazioni.
5. La mutevole geografia della produzione: diversificazione e modelli ibridi
Sebbene la Cina rimanga un attore chiave, i poli alternativi stanno acquisendo sempre maggiore importanza: Vietnam e India stanno guadagnando terreno, anche se la produzione indiana è ancora destinata principalmente al mercato interno. Il Messico e l’Europa orientale (Polonia, Ungheria, Romania, Turchia, Repubblica Ceca) stanno attirando investimenti, mentre Spagna e Portogallo stanno consolidando le proprie basi industriali locali. I modelli ibridi (produzione internazionale combinata con assemblaggio locale per la personalizzazione e la reattività) sono in aumento, spinti dalla necessità di assorbire gli shock tariffari e aumentare l’agilità. Tuttavia, questa diversificazione rimane più accessibile alle grandi aziende in grado di investire nella modernizzazione e nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento, mentre le aziende più piccole devono fare i conti con risorse più limitate e trovare il giusto equilibrio tra costi, flessibilità e time-to-market.
6. Trasparenza, tracciabilità ed esperienza digitale: un nuovo standard per i clienti
Le crescenti esigenze in materia di sostenibilità e verifica (tracciabilità dei materiali, lotta al greenwashing) stanno spingendo i brand a mostrare indicatori chiari, rafforzare i servizi post-vendita (riparazione, permuta, noleggio di mobili) e integrare la digitalizzazione nella customer experience: e-commerce, showroom virtuali, ecodesign e visualizzazione a distanza.
Sul fronte operativo, piattaforme come Valia Furniture centralizzano e proteggono i dati di produzione, automatizzano i flussi di lavoro di preparazione e taglio e offrono una visibilità completa e in tempo reale sulle operazioni. Ciò garantisce conformità e prestazioni, offrendo una customer experience personalizzata. Come spiegato nel white paper “Arredamento imbottito sostenibile: quali strategie e tecnologie?”, il percorso verso la piena sostenibilità nel settore dell’imbottito è impervio, ma ricco di potenzialità. I brand che danno priorità alle pratiche sostenibili sono destinati ad acquisire un vantaggio competitivo, rafforzando la fedeltà dei clienti e limitando l’impatto ambientale.
Il settore dell’arredamento non si limita più semplicemente a ridurre il più possibile i costi di produzione: ora si tratta di velocizzare i flussi di lavoro rendendoli più “green” e trasparenti, una logica riassumibile nel neologismo inglese “econogy” (econologia), un termine che unisce economia ed ecologia per definire nuovi standard di competitività. Con la frammentazione della domanda e l’intensificarsi dei vincoli, le aziende più resilienti saranno quelle che sapranno connettere le proprie attività, diversificare le fonti di approvvigionamento e offrire un’esperienza personalizzata e completa al cliente. Nei prossimi anni assisteremo all’emergere di attori in grado di coniugare eccellenza industriale, padronanza dei dati e impegno per la sostenibilità.


