Black Friday, Cyber Monday e Panic Saturday. E-commerce ai blocchi di partenza

Gli e-commerce di tutto il mondo stanno scaldando i motori. Black Friday, 27 novembre. Cyber Monday, 30 novembre. Panic Saturday, l’ultimo sabato prima di Natale, che quest’anno cade il 19 dicembre. Sono questi gli appuntamenti che gli store online non devono bucare. “Mai come quest’anno assisteremo a una migrazione dello shopping natalizio sul digitale, perché la pandemia non solo ha mutato le nostre capacità di spesa, ma anche il modo in cui facciamo acquisti” dice Anastasia Sfregola, manager per l’Italia di Kooomo, la piattaforma di ultima generazione che aiuta le aziende a vendere online e a internazionalizzare. 

L’ultimo report di Adobe stima per gli USA 189 miliardi di dollari per le vendite ecommerce tra il 1 novembre e il 31 dicembre di quest’anno. “Negli Stati Uniti in una sola stagione – prosegue Sfregola – gli acquisti online hanno subito una crescita di oltre due anni” e questo senza tener conto di un possibile nuovo lockdown che promette di sfondare il muro dei 200 miliardi di dollari. E per l’Italia non si prevede nulla di molto diverso se consideriamo che, secondo l’istituto di ricerca GFK, 1 italiano su 2 (il 54%) ha intenzione di fare acquisti durante le promozioni del “venerdì nero”; l’anno scorso durante quella stessa settimana le vendite hanno registrato un incremento record del +175% rispetto alla settimana media”.

Ma su cosa devono concentrarsi oggi le aziende per non perdere la sfida di quello che gli esperti chiamano già Cyber Month, intendendo un periodo di spese online ormai sempre più dilatato che arriva appunto fino al famoso Panic Saturday, l’ultimo sabato disponibile? “Oggi la sfida per gli e-commerce è riuscire a dare agli utenti tutti i benefit dell’omnichannel garantendo un’esperienza sempre più fluida che viaggia senza fermarsi tra online e offline” prosegue l’esperta. Ma non è tutto “Pc, tablet, smartphone: device diversi, stesse performance d’acquisto. Se da una parte, infatti, è fondamentale che l’utente possa comprare bene e velocemente indipendentemente dal supporto – dicono da Kooomo – dall’altro, per le aziende, è sempre più necessario affidarsi a piattaforme di ultima generazione che permettano di gestire diversi front-end con un unico back- end”. Sempre secondo Adobe, infatti, 1 acquisto online su 4 avviene tramite smartphone.

“Flessibilità e fluidità, quindi, sono le parole d’ordine – prosegue l’esperta – il 40% delle transazioni si interrompe perché l’utente non trova la propria lingua o la propria valuta su un sito di vendite online”. Se, infatti, il digitale è la leva che aiuta all’internazionalizzazione dei brand, da Kooomo ricordano che solo offrendo siti multilingua e multivaluta si crea il giusto contesto per acquirenti che si trovano in parti diverse del mondo. “Ma non è tutto. Il momento del pagamento è cruciale, saper offrire diverse opzioni aumenta la garanzia di riuscita – dice Sfregola – ci siamo accorti ad esempio che per migliorare le performance in Italia è necessario continuare a prevedere il contrassegno, più adatto a una clientela che si affaccia oggi agli acquisti digitali”. Ma questo non significa smettere di innovare: “Introducendo il pagamento a rate anche per piccoli importi – prosegue la manager –  abbiamo migliorato le vendite anche del 40%”. 

Infine non dimentichiamo il delivery. “Ultimo passaggio ma determinante – prosegue l’esperta – ormai sappiamo che la soddisfazione dell’utente si misura principalmente sul rispetto dei tempi della spedizione”. Non è infatti un segreto che le grandi giornate di shopping in vista del Natale mettano sotto pressione i sistemi di spedizione. “Fra i servizi più richiesti – sottolineano da Kooomo – acquisto online e ritiro in negozio, così il cliente riesce a tenere sotto controllo il suo pacco”. Un modo di fare acquisti favorito dalla omnicanalità definito dagli esperti “frictionless”, senza frizioni appunto, e che le restrizioni da pandemia rendono sempre più indispensabile. Non è un caso che i consumatori statunitensi siano disposti a spendere, sempre dati Adobe, il 18% in più per regali consegnati dal rivenditore direttamente a persone che altrimenti dovrebbero essere incontrate di persona. “All’estero – conclude Sfregola – stiamo assistendo a un’impennata nella richiesta di ritiro “curbside”, letteralmente dal marciapiede, un nuovo servizio fornito dai retailer a chi acquista online che non rende più necessaria la permanenza in negozio”.

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Redazione

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