Da Google+ a BeReal: i flop digitali che sono costati miliardi alle aziende tech

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Alla SMAU di Londra la startup italiana Fred porta la UX Research Made in Italy per ridurre dell’80% i tempi decisionali e prevenire il “software waste”

Google+, Google Wave, Boo.com, il discusso redesign di Snapchat, fino al recente declino di BeReal. Prodotti lanciati con enormi aspettative, investimenti milionari e distribuzione globale che, nonostante tutto, non hanno retto alla prova dell’adozione reale da parte degli utenti.

Il problema? Non la tecnologia. Non il marketing. Ma la mancata validazione profonda dell’esperienza utente.

È da questa consapevolezza che nasce Fred, la startup italiana che parteciperà alla SMAU di Londra, l’appuntamento internazionale dedicato all’innovazione italiana nel mondo, portando nel Regno Unito la sua piattaforma di Decision Intelligence per la UX Research Made in Italy per evitare il “software waste”.

Secondo Fred, infatti, il 30% del payroll globale legato allo sviluppo software viene sprecato ogni anno in prodotti e funzionalità raramente o mai utilizzate. Una cifra che si traduce in miliardi di dollari di “software waste”: prodotti costruiti sulla base di ipotesi interne, più che su insight strutturati provenienti dagli utenti.

Il caso Google+ e la lezione che le aziende non hanno ancora imparato

Google+ è forse l’esempio più emblematico: anni di sviluppo, distribuzione massiva grazie all’ecosistema Google, eppure adozione reale molto bassa fino alla chiusura definitiva. Ma non è un caso isolato. Prima ancora Google Wave, piattaforma pensata per rivoluzionare la comunicazione online, si è scontrata con un’interfaccia percepita come complessa e poco intuitiva. Boo.com, simbolo della bolla dot-com, bruciò centinaia di milioni con un sito troppo pesante e difficile da navigare per gli standard dell’epoca. Più recentemente BeReal, esplosa come “anti-Instagram”, ha vissuto un rapido declino di engagement dopo l’hype iniziale, dimostrando quanto sia difficile costruire retention reale oltre la curiosità iniziale. Anche il controverso redesign di Snapchat nel 2018 provocò un’ondata di critiche e un calo temporaneo di valore di mercato, evidenziando quanto modifiche non validate possano incidere sull’esperienza utente.

Casi diversi, settori diversi, ma una dinamica comune: anche i colossi possono fallire quando la validazione continua con utenti reali non è integrata nei processi decisionali.

La maggior parte delle aziende prende decisioni di prodotto sulla base di intuizioni, dati frammentati o ricerche lente e costose”, spiega Imre Guaglianone, Founder & CEO di Fred“Il risultato è che si costruiscono funzionalità che nessuno usa. Noi vogliamo eliminare questo spreco”.

Cos’è Fred: la piattaforma che rende la ricerca utenti accessibile e scalabile

Fred è una piattaforma all-in-one che centralizza l’intero processo di UX Research: dalla creazione dello studio alla selezione dei tester tramite AI screening, dalla raccolta dei dati all’analisi automatizzata con intelligenza artificiale, fino alla generazione dei report.

Se oggi una valutazione di Product-Market Fit tramite agenzia può costare in media 25.000 dollari e richiedere 12 settimane, con Fred il processo può essere completato in circa 10 giorni con costi fino a 10 volte inferiori, riducendo i tempi decisionali dell’80%.

“La piattaforma integra analisi tematiche, emotion analysis e strumenti di reporting automatizzato, con un obiettivo chiaro: rendere la ricerca utenti uno standard operativo, non un lusso per grandi aziende”, conclude Imre Guaglianone..

Un mercato globale in crescita, ma l’Italia è ancora indietro

Il mercato globale del software per la UX Research è previsto in forte espansione nei prossimi anni, superando i 6 miliardi di dollari entro il 2030. Eppure, in Italia la pratica della ricerca utenti strutturata è ancora poco diffusa, soprattutto tra PMI e startup early-stage.

Nel Nord Europa e negli Stati Uniti la validazione continua con utenti reali è ormai un passaggio standard nello sviluppo prodotto; nel nostro Paese prevalgono ancora approcci più intuitivi o frammentati.

“Portare Fred a SMAU Londra significa anche dimostrare che l’Italia può esportare tecnologia decisionale avanzata”, continua Guaglianone. “All’estero la cultura della validazione è già radicata. Noi vogliamo contribuire a colmare il gap italiano e posizionare la UX Research come leva strategica di competitività.”

Già forte all’estero

La trazione iniziale conferma la vocazione internazionale della startup: quasi 1.000 utenti onboarded in meno di due mesi durante la fase di validazione e open beta, con utilizzatori provenienti da team di aziende e università internazionali. Il focus di crescita guarda a Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, dove la richiesta di strumenti di decision intelligence applicati al prodotto è in forte aumento.

Alla SMAU di Londra, Fred presenterà la propria piattaforma a investitori, corporate e partner internazionali, con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo prodotto e l’espansione globale.

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