Roba da donne, cresce l’interesse delle donne verso i prodotti finanziari

La testata di Media Prime ha lanciato due progetti dedicati a contenuti economici.

Nei decenni scorsi, le pagine di economia e finanza sono state le grandi assenti dalle riviste femminili, trend che si è confermato anche con l’avvento del digital. Oggi però non è più così, come racconta Massimo Sommella, head of branded content di Media Prime Srl, editore di Roba da Donne: “Le visualizzazioni e il tempo di permanenza delle nostre utenti sui contenuti economici stanno crescendo, ma non parlerei di un trend. Una tendenza è qualcosa di effimero: è una moda, che si consuma in una stagione o due. Le motivazioni che guidano sempre più donne, anche giovanissime, a prestare attenzione ai temi finanziari hanno radici sociali e, appunto, economiche molto precise. Il che significa che è facile supporre che questa curva d’interesse possa solo crescere, e molto, negli anni a venire. Come dimostra il successo dei due progetti realizzati su Roba da Donne”.

La testata giornalistica a vocazione inclusiva con un’audience digitale di oltre 4 milioni di utenti, 10 milioni di pageviews mensili e 2 milioni di fan/follower sui social, rappresenta una delle community più grandi e attive d’Italia. Dal 2019 a oggi, sono stati due gli spazi continuativi dedicati a contenuti economici e prodotti finanziari, caratterizzati da mission precise e concrete:

● I soldi delle donne, l’indipendenza economica, il biglietto per la libertà – Progetto che raggruppa contenuti finalizzati a far acquisire alle utenti competenze concrete in materia di soldi, finanza, investimenti e gestione di problematiche di natura economica.
● Libere di Essere, il valore di decidere per sé stesse – Rubrica che raccoglie storie e guide concrete sintetiche, dedicata a freelance, professioniste o donne che si affacciano al mondo del lavoro (o vogliono cambiarlo).

Perché l’interesse delle donne verso i prodotti finanziari sta crescendo? Sicuramente parte del merito è legato allo sviluppo di iniziative volte a contrastare il gender gap e promuovere l’educazione finanziaria presso le scuole e le fasce più fragili della popolazione nell’ambito degli obiettivi dell’Agenda Europea 2030 a favore della parità.

Di fatto, anche grazie a una rinnovata coscienza femminista, le donne stanno acquisendo consapevolezza dell’importanza del tema economico, da cui sono state lungamente estromesse in un passato non così lontano (la riforma del diritto di famiglia, per intenderci, è solo del 1975) e di cui ancora pagano un prezzo salatissimo in termini di rischio: di povertà in tarda età; di essere vittime di violenza economica; di dipendenza dal partner della donna e dei suoi eventual figli.

Una donna che voglia dirsi ed essere libera deve necessariamente essere economicamente indipendente e padroneggiare i prodotti bancari (conto corrente, mutuo, investimenti, previdenza, assicurazione, etc…). E le donne di oggi libere lo vogliono essere davvero, anche se i dati dicono che c’è ancora tanta strada da fare.

Perché i dati della community di Roba da Donne sono più positivi di quelli nazionali? Un’indagine del 2016 svolta su un campione di 1000 donne sul territorio italiano ha rilevato percentuali preoccupanti sul tema:

  1. il 50% non sa quanto costa un conto corrente;
  2. il 68% ha risparmi, ma il 56% li lascia sul conto corrente perché non sa come investirli e c’è un 19% che preferisce addirittura tenerli in casa;
  3. il 21% non sa cosa sia la previdenza complementare;
  4. il 45% non ha nessuna forma di tutela assicurativa contro gli imprevisti;
  5. il 34% non ha idea di quanto guadagni il partner.

Di contro una survey svolta sulla community Instagram di Roba da Donne mostra una consapevolezza diversa, propria delle generazioni digitali e spiega, al tempo stesso, le motivazioni del crescente interesse femminile per i prodotti e i contenuti economici e finanziari. Tre, in particolare, i dati di interesse:

  • l’83% possiede un conto corrente;
  • il 77% non dipende economicamente dal partner;
  • il 67% sa quanto guadagna il partner.

E se da una parte alcuni retaggi sembrano sempre più appartenere al passato (per l’89% non è o non sarebbe un problema avere uno stipendio più alto del partner), la forbice del gender gap è tornata a farsi ancora più ampia a causa della pandemia di Covid-19. Tristemente famoso, a questo proposito, il report ISTAT 2020 che mostrava come su 110 mila posti di lavoro persi nell’anno di avvio del Covid, 99 mila erano di donne.

Del resto la community conferma: la pandemia ha peggiorato la situazione economica del 60% delle donne ma, sebbene persistono alcuni tabù (il 70% fa fatica a chiedere un aumento), altri sono totalmente crollati nelle generazioni digitali:

  • il 58% parla di soldi in sede di primo colloquio di lavoro;
  • il 69% parla tranquillamente del proprio stipendio con amici e conoscenti;
  • l’83% ritiene normale e non maleducato parlare di soldi anche in pubblico.

I dati parlano chiaro: le donne digitali vogliono essere libere e sono consapevoli che il biglietto per la vera libertà è l’indipendenza economica.

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