Nissan, 17 miliardi per le elettriche. Ma sull’automotive pesa la crisi dei chip

Non ci sono soltanto smartphone e device tecnologici a subire la crisi dei semiconduttori, che da mesi sta frenando il mercato con scaffali e ecommerce non sempre ben forniti di merci. A soffrire il periodo c’è anche l’industria automotive. La Germania, è notizia di queste ore, ha registrato un calo delle esportazioni del 17,2% nel periodo luglio-settembre di quest’anno. Come riferisce la stampa si tratta del calo più marcato dal 2020 – annus horribilis per il settore automobilistico- provocato anche dalla carenza di chip e componenti causato dalla pandemia e dallo choc sul commercio mondiale. In questo frangente, tuttavia, non sfuggono notizie di tutt’altro tenore: Nissan ha annunciato un piano di investimenti da 17,6 miliardi di dollari per il suo Ambition 2030: nei prossimi anni la casa giapponese svilupperà veicoli green e tecnologia per produrre batterie con l’obiettivo di cavalcare il trend elettrico.

Da anni il settore automotive sta declinando gli obiettivi della sostenibilità investendo nelle auto elettriche. Prima della classe, almeno in quanto a capitalizzazione, è Tesla: l’azienda di Elon Musk ha fiutato prima di molte altre competitor la potenzialità della tecnologia che sta, anno dopo anno, conquistando fette di mercato. In Italia stiamo ancora parlando di una nicchia (i numeri del 2020 riferiscono di appena 60mila veicoli, ma con crescite importanti). La novità da Nissan va ad aggiungersi a un panorama a quattro ruote che registra sempre più entusiasmo in merito alla mobilità elettrica.

Tra le notizie più importanti del settore a novembre segnaliamo la quotazione di Rivian, scaleup sostenuta da investitori come Amazon e Ford, che ha raggiunto l’IPO ed è ora chiamata a un percorso di crescita per rispettare attese e ordini (il gigante dell’ecommerce le ha inviato una commessa da 100mila van elettrici da introdurre nella propria flotta). Per essere messi in produzione, i veicoli a batterie richiederanno una transizione (non indolore) nel mondo del lavoro, con nuove competenze da introdurre negli stabilimenti e un forte investimento lato software e tecnologie. Nel frattempo l’industria fa i conti, come dicevamo, con la crisi dei semiconduttori, che potrebbe ripercuotersi su tutto il mercato europeo. E, a quanto dicono gli esperti, durare almeno fino al 2023.

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