Tra i boschi del Sud Italia, una tradizione familiare lunga quattro generazioni si evolve in un rituale di bellezza. Il raro latte di vacca podolica, ricco di vitamine e omega 3, diventa un ingrediente cosmetico utilizzato per la prima volta da una startup
Nei boschi dell’Appennino meridionale c’è chi, da generazioni, scandisce le giornate sul passo lento di una mandria, niente stalle, solo pascoli e una razza che resiste dove l’allevamento intensivo non arriva. È un’Italia silenziosa, quella degli allevatori, che oggi prova a reinventarsi, il nostro Paese possiede uno dei patrimoni di biodiversità bovina più ricchi d’Europa, con oltre 40 razze. Molte di queste sopravvivono solo grazie al presidio di chi le alleva ancora, spesso in aree marginali, dove la tradizione non si arrende al tempo, ma trova nuove strade per continuare a vivere e tramandarsi.
È dall’intuizione che un ingrediente raro potesse essere usato nella cosmetica, che nasce Almëra, startup di cosmesi naturale, in provincia di Avellino, con una mossa fino ad oggi inedita: portare un patrimonio di allevamento di famiglia, il raro latte di vacca podolica, dentro la skincare degli italiani. Non a caso, la crescente attenzione verso provenienza e autenticità ha portato i cosmetici a connotazione naturale e sostenibile a valere ormai circa il 25% dei consumi del settore in Italia, secondo il Rapporto annuale 2025 di Cosmetica Italia, segno dell’incessante ricerca da parte dei consumatori di prodotti capaci di coniugare l’efficacia delle formule con la sostenibilità della filiera.
“Sono cresciuta vedendo ogni giorno il lavoro che c’è dietro la cura di una razza che vive nel bosco, senza pause stagionali e senza giorni festivi. Da lì è nata l’idea di valorizzare in un’ottica nuova un patrimonio che senza un’evoluzione rischia di scomparire. Non volevo stravolgere la tradizione, ma creare qualcosa di nuovo in modo da poter far conoscere questa specie ad un pubblico più ampio e i benefici che ne derivano dal latte”, racconta Katia Tenore, founder di Almëra.
Dalla tradizione famigliare al fondare una startup
La startup nasce dall’evoluzione dell’’attività agricola della famiglia Tenore, attiva da quattro generazioni a Bisaccia, comune dell’Alta Irpinia di meno di 4.000 abitanti, dove bisnonni, nonni e genitori hanno allevato vacche podoliche allo stato brado, trasformando il latte in caciocavallo, uno dei formaggi italiani più rari.
Tutto nasce dall’idea di valorizzare la vacca podolica, di cui ci sono ormai meno di 100.000 capi in italia. Considerata l’impossibilità di industrializzare la produzione di questo latte raro, visto che un capo produce in media al massimo 5 litri di latte al giorno, nessuno aveva mai provato prima a portarlo sul mercato italiano in ambito cosmetico. Nonostante ciò, Katia Tenore, si è domandata se fosse possibile creare una crema a base di questo latte.
La risposta ha sorpreso tutti. Infatti, il latte, munto a mano, è stato analizzato dall’Università di Napoli Federico II che ha rilevato una concentrazione particolarmente interessante e distintiva di vitamine A, C, E, K, D3 e B2, oltre alla naturale presenza di Omega-3 e composti antiossidanti. Il latte, inoltre, non viene impiegato in polvere per la formulazione della crema ma fresco di mungitura, trasformato a chilometro zero in un laboratorio vicino all’allevamento, fino a comporre la crema viso che ne deriva. Al latte si aggiungono pochi ingredienti naturali, tra cui olio di germe di grano, per una texture leggera e a rapido assorbimento, senza effetto unto, pensata per un pubblico che non vuole rinunciare alla cura della pelle e presta attenzione alla qualità dei prodotti e alla loro provenienza.
“Quando ho detto a mio padre che volevo provare a portare il latte podolico nel mondo della cosmetica, ha pensato che fosse un sogno difficile da realizzare. Eppure oggi quella stessa mungitura, fatta come sempre, finisce anche su una pelle: la tradizione non è cambiata, ha solo trovato un’altra strada per arrivare alle persone”, conclude Katia Tenore.



