Twitter, meno restrizioni su pubblicità politica. Pubblicitari d’accordo ma serve codice per garantire equità e trasparenza

Cambio di rotta per Twitter in materia di pubblicità politica. La società di proprietà di Elon Musk, infatti, ha dichiarato che amplierà i tipi di annunci politici consentiti sulla piattaforma di social media e come dichiarato si “allineera’ alle politiche di tv e altri media”. Una chiara inversione di tendenza – rispetto al divieto globale del 2019 sugli annunci politici voluto dall’allora amministratore delegato Jack Dorsey – che trova il favore dei pubblicitari, a patto, però, che la comunicazione politica sulla piattaforma sia regolamentata da regole ben precise.

“In linea di principio non siamo contrari alla comunicazione politica – commenta Marianna Ghirlanda, presidente di IAA Italy– International Advertising Association, l’associazione dei pubblicitari internazionali – anche perché l’informazione in questo ambito è molto importante, ma altrettanto importante è che sia normata in maniera corretta, se così non fosse sarebbe un enorme rischio. E’ quindi necessario mettere in atto delle regole che ne garantiscano la riconoscibilità e l’equità verso le diverse parti politiche. E’ fondamentale proprio per questo che Twitter, così come qualsiasi altra piattaforma social, si dia delle linee guida precise per garantire trasparenza, equità di spazi e visibilità e che queste linee guida siano condivise e approvate da autorità competenti in materia nei vari paesi dove la piattaforma opera.”

È evidente poi – aggiunge Davide Ciliberti, spin doctor del gruppo di comunicazione Purple & Noise – che il legislatore non può normare tutto, soprattutto in materia di comunicazione politica – e incidendo nelle gestioni private di media come appunto Twitter – laddove gli interessi sono enormi perché fondamentalmente oggigiorno è attraverso questa che si assurge e mantiene il potere. Io ritengo – continua l’esperto – che i media privati per primi debbano darsi delle regole in materia, chiare e nette, raccolte in un codice etico ben visibile a tutti. Eppoi in base a questo i brand scelgano se tale media sia coerente coi propri valori, consapevoli del fatto che il giudizio del consumatore circa la loro scelta si ripercuoterà immediatamente sulle loro vendite. Mi spiego meglio: se un media accoglie pubblicità di organizzazioni, ad esempio, discriminatorie, io consumatore non acquisterò mai il prodotto di quell’azienda che fa pubblicità su quel media o piattaforma.”

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Redazione

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